{"id":14005,"date":"2021-09-27T06:04:59","date_gmt":"2021-09-27T06:04:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.venice-exclusive.com\/?p=14005"},"modified":"2021-09-27T06:05:00","modified_gmt":"2021-09-27T06:05:00","slug":"come-spiegare-venezia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.venice-exclusive.com\/it\/come-spiegare-venezia\/","title":{"rendered":"Come spiegare Venezia?"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><em>Presentare, spiegare Venezia, la \u201cdeliziosa assurdit\u00e0\u201d di Voltaire, \u00e8 impresa che fa trema le vene e i polsi. \u00c8 possibile spiegare l\u2019assurdo? E poi, quale Venezia?<\/em><\/h3>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 la Venezia solare e feconda delle coppie in viaggio di nozze, c\u2019\u00e8 la Venezia multicolore dei turisti che si fanno fotografare davanti a S. Marco in\ufb01occhettati di colombi, c\u2019\u00e8 la Venezia dellavvenire che si dibatte fra acqua alta e redditi bassi, e quella del passato, porto della malinconia per i decadenti, che cercano nelle sue pietre consunte dalla salsedine, nel suo sontuoso sfacelo, un\u2019impossibile pace per i loro mali squisiti.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019Albergo Danieli qualche curioso si fa indicare dal portiere le stanze n. 9 e n. 10 dove il poeta e la scrittrice francesi Alfred de Musset e George Sand consumarono amori e baruffe, e per troncare la loro passione non trovarono di meglio che dirsi addio sotto i cipressi d\u2019un cimitero, al Lido.<\/p>\n\n\n\n<p>Romanticismo obliare. Cose che mandavano in bestia Filippo Tommaso Marinetti. Una settantina di anni fa, nel luglio del 1908, l\u2019apostolo del Futurismo lanci\u00f2 sulla citt\u00e0 migliaia di manifestini incitanti i Veneziani a \u201cbruciare le gondole, poltrone a dondolo per cretini\u201d, a liberare Venezia dal \u201csuo venale chiaro di luna da camera ammobiliata\u201d.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.venice-exclusive.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/pexels-chait-goli-1796736-2.jpg\" alt=\"gondola salute\" class=\"wp-image-14007\" srcset=\"https:\/\/www.venice-exclusive.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/pexels-chait-goli-1796736-2.jpg 640w, https:\/\/www.venice-exclusive.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/pexels-chait-goli-1796736-2-300x169.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>E chi avrebbe operato il miracolo? La divina luce elettrica, assicuravano i futuristi.La luce elettrica \u00e8 arrivata, \u00e8 arrivato anche il ponte stradale traslagunare, e con esso le industrie, ma i problemi, lungi dal risolversi, si sono aggravati, perch\u00e9 questa \u00e8 la citt\u00e0 pia complessa e sfuggente del mondo, la sua natura anfibia si ripercuote in ogni manifestazione della sua vita,sica e spirituale, del singolo e della collettivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui ogni cosa \u00e8 bifronte e contiene in s\u00e9 il suo contrario, come nel flusso della marea \u00e8 gi\u00e0 implicito il riflusso, e ogni tentativo di interpretarla si avventura in un labirinto di seducenti ambivalenze e contrapposizioni: la natura e l\u2019uomo, il passato e il presente, l\u2019Adriatico e la terraferma, l\u2019Oriente e l\u2019Occidente, l\u2019ombra e la luce, il Gotico e il Barocco, le gondole e i motoscafo, i mosaici e le petroliere, i cieli azzurri di Tiziano e quelli foschi di Marghera.<\/p>\n\n\n\n<p>Il gioco delle antinomie potrebbe continuare all\u2019in\ufb01nito, perch\u00e9 Venezia stessa \u00e8 una suprema antinomia, una seda alla natura, un\u2019eccezione della storia. Guardate il Palazzo Ducale: \u00e8 una sfida alle leggi della statica, con gli aerei trafori in basso che sorreggono un massiccio cubo di pietra. Venezia nacque come sfida al mare, l\u00e0 dove nessuna persona sensata si sognerebbe di costruire una citt\u00e0: sul fango di una laguna.<\/p>\n\n\n\n<p>Per sottrarsi gli Unni invasori, gli abitanti del litorale si rifugiarono nelle isole dell\u201destuario, organizzandosi in una comunit\u00e0 che riusca a tenei testa,a ovest, alla pressione dei Franchi, e riconobbe a est l\u2019autorit\u00e0 di Bisanzio solo perch\u00e9 l\u2019imperatore era troppo lontano per esercitarla. Salinai, pescatori, traghettatori di pellegrini in viaggio sulla strada Romea, poi marinai e soldati alla conquista della Dalmazia, gli albori del secondo millennio, quando sul resto d\u2019Italia pesava la coltre dei secoli bi. Il primo doge, Paoluccio Anafesto, \u00e8 dell\u2019VIII secolo, l\u2019ultimo, Lodovico Manin, sar\u00e0 rovesciato da Napoleone: mille anni di unit\u00e0 e di indipendenza nazionale, soltanto l\u2019Impero romano vanta eguale longevit\u00e0, e i Veneziani possono essere considerati, per solida costituzione,per spirito d\u2019intrapresa, per coraggio militare, i Romani del Medioevo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, a differenza di Roma, calpestata dai Galli, Venezia non fu mai invasa da esercito straniero. Non conobbe n\u00e9 feudalesimo n\u00e9 guerrigliadi fazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua forma di governo (altra sfida!) fu la pia avanzata per quei tempi, un misto di monarchia, il doge, e di aristocrazia, il Maggior Consiglio, in una parola, un\u201dilluminata oligarchia. Se non fu un governo di popolo, fu sicuramente un governo per il popolo,come dimostra il fatto che i rari tentativi di rivolta partirono dalla classe nobiliare, per gelosia di famiglia, per ambizione di potere.<\/p>\n\n\n\n<p>I Veneziani sapevano di vivere nella Repubblica pia stabile e prospera dell\u2019Occidente: nelle terre di S. Marco si rifugiavano, come nell\u2019Ottocento Foscolo e Mazzini in Inghilterra, gli esuli messi al bando dai rissosi Comuni italiani.Era una Repubblica fondata sul sospetto, ma anche sull\u2019efficienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Molte \u201cci\u00e0cole\u201d nei calle e nei campielli, poche ci\u00e0cole quando si dovevano affrontare i grandi temi della vita pubblica, e prendere le decisioni supreme. Qui la parola spettava at tecnocrati, allora chiamati \u201csai\u201d, cio\u00e8 gli esperti di chiara fama.Quando si tratt\u00f2 di deviare i \ufb01umi che interravano la laguna, furono minacciate pene severe at dilettanti, ai \u201cnon addetti at lavori\u201d che pretendevano di interferire nelle decisioni dei tecnici.<\/p>\n\n\n\n<p>Il lavoro degli artigiani, degli anonimi ma indispensabili lavoratori del ferro, del legno, del vetro, era tenuto in tanta considerazione che chi aiutava un artigiano a uscire dai territori della Serenissima, o lo rapiva, veniva duramente punito, e qualche volta si mand\u00f2 il sicario, a Firenze o a Parigi, a uccidere l\u2019artigiano che aveva esportato i segreti dell\u2019arte. Davanti gli interessi nazionali, la Real politik veneziana non guardava in faccia nessuno.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1204, la Repubblica accett\u00f2 di portare in Terra Santa i soldati della quarta crociata, servizio di nolo per conto ferzi, e partirono sotto la guida dell\u2019ottantenne doge Enrico Dandolo,cantando il Veni Creatore Spiritus. Ma non si era ancora spenta l\u2019eco del sacro inno, che i trasportatori s\u2019accorsero che le armate franche non avevano gli 85.000 marchi pattuiti per il viaggio, e allora stabilirono un pagamento, diciamo, in natura, facendosi prestare aiuto nel\u2019assalto a Zara e a Costantinopoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Partiti per distruggere l\u2019infedele, i Veneziani fondarono un impero, l\u2019Impero latino d\u2019Oriente, il doge divenne \u201csignore di un quarto e mezzo dell\u2019Impero romano\u201d. Innocenzo III fulmin\u00f2 la scomunica, ma Venezia non trem\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><em>1508, lega di Cambrai:<\/em>&nbsp;altra sfida.<\/h3>\n\n\n\n<p>Venezia si trov\u00f2 sola, contro tutto l\u2019Occidente, papa Giulio II in testa. Ma non crollo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1606, pochi decenni dopo aver collaborato a Lepanto alla vittoria cristiana sui Turchi, la Repubblica respinse la pretesa pontificia di sottrarre at suoi tribunali due preti colpevoli di reati comuni.<\/p>\n\n\n\n<p>Altra scomunica, ma il clero locale si schier\u00f2 col doge. Sempre nel nome di S. Marco. Era questo il palladio della citt\u00e0, il simbolo nazionalreligioso che cement\u00f2 in pace e in guerra, dai primi secoli di vita magra sulle inospitali lagune, sino at fastigi di primap otenza mediterranea, l\u2019 unione del popolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi entra nella basilica di S. Marco pu\u00f2 vedere, a destra dell\u2019altar maggiore, un mosaico che racconta, con la tecnica del fumetto, come fu rapito il corpo del santo, nel porto di Alessandria d\u201dEgitto IX sec.).<\/p>\n\n\n\n<p>Perlustrando una barca in partenza, un doganiere si ritrae inorridito. pronunciando la parola kanzir, \u201cmaiale\u201d. Gli astuti trafugatori, Buono da Malamocco e Rustico da Torcello. avevano nascosto i resti del santo sotto i quarti di un suino, carne vietata dalla religione musulmana.<\/p>\n\n\n\n<p>Grazie al ribrezzo teologico suscitato nella guardia, i due veneziani strapparono al\u2019Egitto la preziosa salma e la portarono a Venezia, deve il santo trov\u00f2 finalmente la pace annunciatagli dall\u2019angelo:&nbsp;<em>Pax tibi_Marce evangelista meus<\/em>, dentro una splendida chiesa,fatta costruire apposta dal doge.<\/p>\n\n\n\n<p>La basilica di S. Marco divenne la cappella palatina del doge, la cattedrale rest\u00f2 per secoli relegata aS. Pietro di Castello, per sottolineare la separazione del potere spirituale dal temporale.<\/p>\n\n\n\n<p>Talvolta, era questo che si serviva di quello peri suoi fini. In S. Marco i generali deponevano la spada vittoriosa. In S. Marco il s doge neoeletto veniva presentato al popolo con laf ormula:&nbsp;<em>\u201cQuesto xe missier lo dose, se ve Piase\u201d<\/em>, e dopo morto veniva portato dagli arsenalotti davanti all\u2019altar maggiore e alzato per nove volte, perch\u00e9 tutti lo vedessero.&nbsp;<em>\u201cIl salto del morto\u201d<\/em>&nbsp;diceva la gente, con affettuosa irriverenza. Questa immagine dice molte cose sul carattere lepido dei Veneziani.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCantano sulle piazze, per le strade e nei canali\u201d scrive Carlo Goldoni, \u201ci venditori cantano smerciando la loro mercanzia; cantano gli operai lasciando il lavoro, i gondolieri aspettando i padroni. Il carattere fondamentale di questa nazione \u00e8 l\u00b0allegria, quello della lingua veneziana \u00e8 la scherzosit\u00e0.\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Su Venezia, e possiamo aggiungere su tutto il Veneto, soffia un costante venticello d\u201dironia, ammiccante riduttiva. I nomi tendono al diminutivo, la sposa novella \u00e8 sempre una sposta, non esistono poveri, tutt\u2019al al pi\u00f9 Poareti.<\/p>\n\n\n\n<p>Fa pi\u00f9 tenerezza. In un documento padovano del 1306 il titanico Dante si rimpicciolisce in un Dantino quondam Alligerij de Florentia. Il dialetto veneto preferisce al sussiegoso passato remoto (io dissi, io feci) il confidenziale passato prossimo (mi go dito, mi go fato) che, ravvicinando l\u2019azione al presente, sembra eliminare la profondit\u00e0 del tempo, come i mosaici bizantini eliminano quella dello spazio.<\/p>\n\n\n\n<p>Venezia \u00e9 citt\u00e0 teatrale e sociale come poche altre, con scarsa Privacy, tutto avviene in pubblico, nelle calli le voci del barbiere, del lattaio, del fruttivendolo rimbombano come dal fondo d\u2019un pozzo. E un\u2019umanit\u00e0 di pedoni non gua stati dall\u2019auto, perverso strumento d\u2019antropofobia, i quali attraversano, a leggero contatto di gomiti, assai meno alienante del contatto di paraurti, tutti i giorni gli stessi ponti, gli stessi campielli, il professionista accanto all\u2019operaio, la contessa accanto alla comare, come i palazzi patrizi sul Canal Grande sono attaccati, sul retro, alle modeste casette proletarie. Citt\u00e0 teatrale ma non melodrammatica, dove il dolce dialetto, cullandosi in un soi`a di vocali, sdrammatizza i sentimenti, e il marito d\u2019una donna troppo giovane prega \u00bb con un mesto sorriso:&nbsp;<em>\u201cSignor,f\u00e8 che no sia beco; se lo son, fe che no lo sapia; se lo so, f che no me rabia\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>I Veneziani parlavano in dialetto con il Signore e con il Turco. Furono i primi ad abolire il latino dagli atti ufficiali, i decreti del doge erano scritt1 in veneto, tutti usavano, umili e potenti, la medesima lingua, il che rafforz\u00f2 la comunione dei pensieri e delle parole.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019Oriente greco importarono vocaboli tuttora in uso, Pir\u00f2n (forchetta), anguria (cocomero). Ci fu un momento in cui l\u2019anima orientale di Venezia, prima citt\u00e0 italiana veramente cosmopolita, stava per prevalere su quella occidentale, e fu quando, nel XIII secolo, si discusse il trasferirnento in massa a Costantinopoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Per un solo voto, poi chiamato \u201cil voto della Provvidenza\u201d, la proposta cadde. Sulle rive del Bosforo i Veneziani si sentivano di casa come su quelle del Brenta e del Piave. Il doge Domenico Selvo spos\u00f2 una principessa bizantina.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019ippodromo di Costantinopoli asportarono la quadriga di bronzo, bellissimo soprammobile per S. Marco, oggi intaccata dallo smog e ridotta a tre cavalli, poich\u00e9 uno \u00e8 stato rinchiuso in una \u201cstalla\u201d ad aria condizionata, per gli accertamenti del caso.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019Oriente importarono anche l\u2019ideale greco del kaloskagathz\u00f4s, ovvero la coincidenza di bellezza e bont\u00e0. El xe un bogasso, dicono a Venezia,<em>\u00a0\u201c\u00e8 un buon ragazzo\u201d<\/em>(concetto etico). Co sto vestito te Panbo,\u00a0<em>\u201ccon questo vestito sembri elegante\u201d<\/em>\u00a0(concetto estetico). Vogliamo forzare il discorso e dedurre da questa ambivalenza dell\u201daggettivo buona parentela tra forza morale e amore della bellezza? \u00c8 forse eccesivo supporre, nella mente di chi volle questi palazzi magnifici, queste chiese dorate, questo impareggiabile splendore d\u2019arte, un\u2019ostinata passione civile, un veemente orgoglio dell\u2019azione, quasi una sfida ai secoli futuri?<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"689\" src=\"https:\/\/www.venice-exclusive.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Alluvione_di_Venezia_del_1966-2.jpg\" alt=\"alluvione di Venezia nel 66\" class=\"wp-image-14008\" srcset=\"https:\/\/www.venice-exclusive.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Alluvione_di_Venezia_del_1966-2.jpg 900w, https:\/\/www.venice-exclusive.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Alluvione_di_Venezia_del_1966-2-300x230.jpg 300w, https:\/\/www.venice-exclusive.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Alluvione_di_Venezia_del_1966-2-768x588.jpg 768w, https:\/\/www.venice-exclusive.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Alluvione_di_Venezia_del_1966-2-380x292.jpg 380w, https:\/\/www.venice-exclusive.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Alluvione_di_Venezia_del_1966-2-860x658.jpg 860w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Poi cominciarono le disgrazie.<\/h3>\n\n\n\n<p>Tre sono le date fatali nella storia della citt\u00e0: il 22 novembre 1497, il 17 ottobre 1797, il 4 novembre 1966. Sempre in autunno.<\/p>\n\n\n\n<p>La sospettosa serenissima vigilava su tutto; Guai a chi nei boschi del Cadore abbatteva gli abeti destinate alle sue navi. Proibito fin dal 300 lavorare in citt\u00e0 materie, come la pece, che faceva un fumo malsano: sono quasi un presentimento di Marghera.<br>Proibito &nbsp;piantare pali in laguna,&nbsp;<em>perch\u00e9 Palo fa palude<\/em>. Ma non pot\u00e9 impedire le esplorazioni geografiche. Il 22 novembre 1497, quando il portoghese Vasco de Gama doppi\u00f2 il capo di buona speranza dimostrando che l\u2019Africa era circumnavigabile, cominci\u00f2 la decadenza di Venezia.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal mare le erano venute la salvezza e la ricchezza, dal mare adesso veniva la sentenza di morte. Il Mediterraneo non era pi\u00f9 indispensabile per trafficare con le Indie. Vasco da Gama diede un colpo decisivo ai suoi commerci, Napoleone alla sua libert\u00e0. il 17 ottobre 1797 essa passava all\u2019Austria, in virt\u00f9 del trattato di Campoformio, consenziente l\u2019imbelle Senato, che cinque mesi prima, con Napoleone alle porte, aveva votato, con 512 voti favorevoli e 20 contrari, la fine della Repubblica.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi i senatori e il doge Lodovico Manin, gettati abiti e insegne, si erano dispersi per la citt\u00e0.<br>Era lo stesso Senato che otto anni prima, alla morte del doge Paolo Renier, ne aveva tenuta nascosta per alcuni giorni la notizia, per non turbare le feste del carnevale.<br>Quando un popolo arriva a queste menzogne con se stesso, vuol dire che ha vissuto, e festeggiato, anche troppo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Pi\u00f9 infausta di tutte la data del 4 novembre 1966, perch\u00e9 ha messo in gioco non i commerci o la libert\u00e0 di Venezia, ma la sua stessa esistenza fisica.<\/strong><br>Quel giorno l\u2019azione congiunta della marea e dello scirocco alz\u00f2 la laguna all\u2019altezza paurosa di 1,94 m sopra il livello medio, tutta la citt\u00e0 fu allagata, gli abitanti si rifugiarono ai piani superiori, sui tetti; pareva che il mare la sommergesse per sempre, come gi\u00e0 aveva fatto nei secoli con altre isole della laguna.<br>Pareva che stesse per realizzarsi la disperata profezia di Byron:<em>&nbsp;\u201coh Venezia, Venezia. Quando le mormoree mura saranno invase dalle acque, si alzer\u00e0 un pianto delle nazioni sulle tue dimore sommerse, un alto lamento lungo il mare che tutto ricopre. Sei io, un nordico errante, piango per te che cosa dovrebbero fare i tuoi figli?\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>I figli non erano del tutto innocenti di quel cataclisma, imputabile certo anche a ragioni fisiche, all\u2019eccezionale violenza del mare, all\u2019innalzamento del suo livello prodotto dal disgelo della calotta polare. Ma erano stati i figli a provocare l\u2019abbassamento del suolo, pompando dissennatamente acqua in terraferma per le assettate industrie di Marghera.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano stati i figli a spacciare le barene come un affare in una colossale speculazione sull\u2019acqua fabbricabili, e ogni nuovo stabilimento che avanzava in laguna ne diminuiva il bacino, rubando spazio alla libera espansione delle maree, di modo che ci\u00f2 non va in larghezza, va fatalmente in altezza.<br>Erano stati loro a trascurare la manutenzione dei Murazzi, gigantesca muraglia costruita nel 700 davanti a Pellestrina.<\/p>\n\n\n\n<p>La notizia che la pi\u00f9 fragile e preziosa citt\u00e0 del mondo era andata sott\u2019acqua suscito ovunque un\u2019emozione fortissima. Decine di paesi si mobilitarono per salvarla. Intervenne l\u2019Unesco, ogni nazione adott\u00f2 una chiesa, un palazzo da restaurare a proprie spese. Fu concesso un prestito internazionale di 500 milioni di dollari, che il governo italiano, con abile gioco di prestigio, dirott\u00f2 altrove. sicch\u00e9 quei denari, stanziati per salvare la citt\u00e0, non sono ancora giunti a destinazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto \u00e8 che quando si dice Venezia, il mondo intende una cosa, mentre altri, pi\u00f9 attenti alle correnti politiche che a quelle dell\u2019Adriatico, ne intendono un\u2019altra: Mestre. anni fa, qualcuno afferm\u00f2 cinicamente che non era il caso di fare tanto rumore per Venezia che tramonta. E la ruota della storia, che le impone il destino gi\u00e0 toccato a Torcello, a Malamocco. Venezia amore?<\/p>\n\n\n\n<p>Non preoccupiamoci, il suo posto verr\u00e0 preso da Mestre, la citt\u00e0 emergente che ha tante ciminiere quante Venezia ha palafitte, e piacerebbe molto a Marinetti. Le cifre danno ragione a Mestre. Venezia, cheNei secoli scorsi era la seconda citt\u00e0 per popolazione, dopo Napoli, nel 1950 aveva 184.447 abitanti, scesi nel 1976 102.000. Nel 1976 si sono registrate a Venezia 805 nascite, contro 1802 decessi. La popolazione invecchia. Scarse le attrezzature e le attivit\u00e0 sportive. La squadra di calcio langue in serie B. L\u2019orgoglio marinaro della Venezianit\u00e0 rivive, con un guizzo fugace, nell\u2019annuale voga lunga, che vede migliaia di imbarcazioni impegnate nel giro della laguna, alla riscoperta delle antiche acque natali, quasi un ritorno all\u2019utero materno.<\/p>\n\n\n\n<p>A Venezia, contrariamente a quanto si crede, non mancano i posti di lavoro, dato che 17.000 pendolari si recano tutte le mattine nel centro storico.<br>Mancano casi salubri e decenti, 1500 abitazioni sono prive di servizi igienici, i 4600 appartamenti a pianterreno sono perennemente insidiati dall\u2019umidit\u00e0 and minacciati dalla marea. La regina dei mari all\u2019acqua in camera da letto.<\/p>\n\n\n\n<p>La legge speciale varata dopo il disastro del 4 novembre 1966 ha bloccato alcune iniziative essenziali per la citt\u00e0: la costruzione della terza zona industriale, l\u2019ulteriore sviluppo dell\u2019industria chimica e petrolchimica, corresponsabile dello smog inquina l\u2019aria \u00e8 sbriciola le pietre. Non si vaneggia pi\u00f9 di avveniristiche autostrade trans lagunari e Sub lagunari.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la legge, o chi ne fa le veci, non era riuscita nella cosa pi\u00f9 urgente, il risanamento edilizio. E la gente scappa a Mestre, in cerca di una casa abitabile. Tra Venezia e Mestre, tra madre e figlia, non corre buon sangue.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante l\u2019osmosi demografica, la distanza psicologica e la divergenza di interessi sono assai maggiori degli otto chilometri di ponte, che il conte Vittorio Cini, suo fautore negli anni 30, poco prima di morire disse, pentito, che sarebbe stato contento di poter spezzare con le proprie mani.<\/p>\n\n\n\n<p>Venezia ha sempre considerato Foresti i Maestrini, aggregati fino a pochi decenni fa alla diocesi di Treviso.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche il dialetto ha delle inflessioni diverse: El se de Mestre sentenziano con dogale superiorit\u00e0 i nostalgici del perduto splendore insulare, irritati dal fatto che Mestre assorbe l\u201980% del bilancio comunale. Meglio creare due comuni, incalzano i separazioni visti, sono due citt\u00e0 diverse, due culture che non hanno nulla in comune.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel che \u00e8 peggio, si ignorano.<\/p>\n\n\n\n<p>E si persiste nell\u2019equivoco di chiedere, nel nome di Venezia, come lo scavo del canale dei petroli, utile per portare navi a Marghera, ma disastroso per il precario equilibrio idraulico della laguna. I contrari al divorzio amministrativo temono, invece, che questo devitalizzi ancor pia il centro storico, trasformandolo lentamente in un museo, una mummia lagunare per miliardari in caccia di emozioni.<\/p>\n\n\n\n<p>La polemica \u00e8 aperta e durer\u00e0 chiss\u00e0 quanto.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 un altro flagello abbattutosi sulla citt\u00e0 dopo il 4 novembre \u00e8 l\u201dalluvione d\u2019inchiostro, l\u201duragano di di battiti, tavole rotonde, commissioni e sottocommissioni, comitati e sottocomitati, convegni di idraulici, di geologi, di urbanisti, piani regolatori, piani com prensoriali e piani particolareggiati, zona A di assoluto rispetto, zona B per le nuove costruzioni, assemblee, ordini del giorno, interviste: insomma, una straordinaria produzione di ci\u00e0cole in una citt\u00e0 che chiedeva urgentemente i fatti.<\/p>\n\n\n\n<p>La battaglia per Venezia ha due nemici, la natura e l\u2019uomo. Il meno preoccupante \u00e8 la natura. Sar\u00e0 un nemico crudele, ma non bara, non dice bugie. Distrugge con lealt\u00e0. Non fa come gli uomini, che distruggono ungendo o illudendosi di salvare. Pochi anni fa Diego Valeri, il poeta di Venezia, parlando in Palazzo Ducale ad alcuni esperti internazionali, disse in francese, sulla falsanga d\u2019una famosa ballata: \u201c<em>Princes, sauveg Venose, mais Prenez Garda, ne la sauvez Pas top\u201d<\/em>&nbsp;(\u201cPrincipi, salva te Venezia, ma attenzione, non salvatela troppo\u201d ). Il vecchio e quasi cieco poeta, nella sua casa in fondamenta dei Cereri, Dorsoduro, poco prima di morire. ebbe a dire, conversando con alcuni amici: \u201cVenezia \u00e8 un\u2019atmosfera umana, la vera casa dell\u201duomo\u201d. Molti, a cominciare da Thomas Mann, hanno voluto sentirne solo la bellezza guasta, la stanchezza febbrile. Per i decadenti Venezia \u00e8 una gran tomba sospesa sulle acque. Errore. Venezia \u00e8 una citt\u00e0 che sveglia i sensi della vita e invita alla gioia. La bellezza \u00e8 forza, \u00e8 una comunicazione di forza\u201d. Mentre il poeta parlava. sal\u00ec dal sottostante rio l\u2019urlo d\u2019un barcaiolo, che portava la verdura a Rialto. Il poeta commento:&nbsp;<em>\u201cPassa sempre a quest\u2019ora, e la bellezza di Venezia \u00e8 tetta soprattutto di queste piccole cose quotidiane, pia ancora che dei monumenti d\u2019oro e dei palazzi a trine. Ascoltando il grido dei gondolieri in volta de canal, Wagner ebbe l\u2019ispirazione per il lamento dell\u2019oboe, nel terzo atto del Tristano\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Venezia, la citt\u00e0 inimitabile creata dal fango, mira oolo grande, quasi come quello di Domineddio che col tango cre\u00f2 l\u2019uomo, \u00e8 una citt\u00e0 vitale perch\u00e9 \u00e8 fatta di olore e luce, e la luce \u00e8 vita. Sembra assurda, incredibile, solo a chi \u00e8 talmente guasto di vita artificiale, e vertiginosamente lontano dalla natura, da giudicare assurdo, illogico chi alla natura \u00e8 rimasto fedele, e Venezia \u00e8 consustanziata delle due cose pia naturali che esistano, l\u2019acqua e la luce. Il grande architetto svizzero Le Corbusier la de\ufb01n\u00ed &nbsp;\u201c<em>un dono di Dio che non si deve toccare\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il poeta americano Ezra Pound e il compositore russo Igor Stravinskij vollero essere sepolti a Venezia. Artisti e uomini di cultura, di tutte le origini e tendenze, l\u2019hanno scelta come residenza o luogo d incontro, per la sua extraterritorialit\u00e0 spirituale. Peggy Guggenheim le ha donato un museo, l\u2019ambasciatore Ashley Clarke guida con entusiasmo Venice in Peril uno dei tanti comitati internazionali per il pronto soccorso architettonico. Al Florian e al Quadri suonano le orchestrine, mentre Venezia lentamente affonda. Viene in mente il Titanic. Rispetto at primi anni del secolo, la velocit\u00e0 di sprofondamento si \u00e8 raddoppiata, siamo arrivati alla media paurosa di 2,80 millimetri l\u2019anno.<\/p>\n\n\n\n<p>S. Marco \u201ccede\u201d dalla parte delle Mercerie, come una nave che si corichi su un banco, si cerca di rafforzarne le colonne con endovenose di cemento. Il terremoto del Friuli ha invecchiato la citt\u00e0 di trecento anni. In una mostra di disegni, fatti da scolari di tutto il mondo, i bambini si sono divertiti, con la crudelt\u00e0 dell\u201dinnocenza, a raf\ufb01gurare una Venezia sommersa, visitata da comitive di turisti sub, altri hanno popolato piazza S. Marco di corvi al posto dei piccioni, i pi\u00f9 ottimisti hanno deciso di salvarla appendendola at palloncini.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"678\" src=\"https:\/\/www.venice-exclusive.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Basilica-di-San-Marco.jpg\" alt=\"basilica di san marco\" class=\"wp-image-14009\" srcset=\"https:\/\/www.venice-exclusive.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Basilica-di-San-Marco.jpg 1024w, https:\/\/www.venice-exclusive.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Basilica-di-San-Marco-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.venice-exclusive.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Basilica-di-San-Marco-768x509.jpg 768w, https:\/\/www.venice-exclusive.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Basilica-di-San-Marco-860x569.jpg 860w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Dice una leggenda che ogni volta che si toccano i cavalli della basilica succede qualcosa di grosso sulla scena del mondo. Guardiamo le date. 1204: nasce l\u2019Impero latino d\u2019Oriente e i cavalli migrano a Venezia. l707: Venezia passa all\u2019Austria e i cavalli se ne vanno a Parigi. Ritornano nel 1815, dopo Waterloo.<\/p>\n\n\n\n<p>22 maggio l8l5: arriva l\u2019ordine di sfollarli, due giorni dopo l\u2019Italia dichiara guerra all\u2019Austria. l8l7, rotta di Caporetto: gli instancabili galoppatori passano, via Po, a Cremona. L\u2019Impero degli Asburgo ha i mesi contati. Dicembre l842: trasferimento sui Colli Euganei, l\u2019Impero di Vittorio Emanuele III entra in agonia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presentare, spiegare Venezia, la \u201cdeliziosa assurdit\u00e0\u201d di Voltaire, \u00e8 impresa che fa trema le vene e i polsi. \u00c8 possibile spiegare l\u2019assurdo? E poi, quale Venezia? C\u2019\u00e8 la Venezia solare e feconda delle coppie in viaggio di nozze, c\u2019\u00e8 la Venezia multicolore dei turisti che si fanno fotografare davanti a S. 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